IL FIOCCO DEL NATALE

Mancavano solo poche settimane a Natale, ma tutto era monotono, nessuna decorazione era appesa alle finestre, non si sentivano le canzoni natalizie, e nemmeno l’odore delle cioccolate calde in compagnia o le favole raccontate attorno al camino. Quello era un semplice giorno di pieno inverno in un lontano paesino di pan di zenzero sconosciuto, che si sviluppava tra i rami di un abete verdeggiante. L’atmosfera molto cupa del piccolo villaggio era accentuata anche dalla mancanza di luminarie natalizie.

Le uniche decorazioni che ricordavano le feste erano un albero bruciacchiato con delle luci mezze spente e il fiocco di neve, che si trovava alle pendici della montagna, il simbolo che caratterizza da sempre questo paese. Le persone erano tutto fuorché inclini a dolci scambi di auguri e regali, anzi, negli sguardi della gente c’erano stanchezza e indifferenza. Michael, un ragazzino di 13 anni, era l’unico ad avere entusiasmo: quella mattina si alzò dal letto velocemente e si diresse a scuola attraversando le grigie strade nebbiose del paese. Arrivato a scuola, tirò fuori dal suo zaino un cappello rosso di Babbo Natale, che contrastava con la poca neve sporca a lato della strada principale, ed entrò in classe. Appena ebbe superato gli armadietti, senza che se ne accorgesse, Marco, un ragazzo sempre scontroso forse a causa del suo passato, glielo tolse e lo buttò per terra ridendo rumorosamente e cominciò a saltarci sopra fino a distruggerlo. Michael era piuttosto basso e minuto, con una carnagione rossastra che lo contraddistingueva, aveva degli occhi verdi e dei capelli ricci tenuti all’indietro con un po’ di gel, contrariamente a Marco, che era alto e robusto. Un aspetto del suo carattere era speciale, il fatto che riuscisse ad avere speranza anche nei momenti più bui.

 -Sul serio credi ancora a Babbo Natale? Sei patetico ed infantile! – gli disse Marco, il bulletto della classe.

A quel punto Michael, per evitare di litigare, se ne andò a testa bassa.  Alla fine delle lezioni corse a casa e si mise sotto le coperte anche se erano solo le sei del pomeriggio. Non voleva pensare più a nulla, tantomeno al Natale che anche quell’anno sarebbe stato privo di gioia e abbracci. 

Ad un certo punto, nel cuore della notte, sentì un rumore provenire dal piano inferiore; esitò, pensando che fosse a causa del vento, ma subito dopo la curiosità prevalse e mise il piede giù dal letto. Sentì un brivido gelido attraversargli il corpo, ma continuò a camminare. Stava per arrivare alla porta della sua camera, quando qualcosa intralciò il suo cammino; si abbassò e raccolse una piccola scatola di cuoio un po’ rovinata dal tempo, nascosta tra un mobile e l’altro. Accese la candela sopra il suo comodino e aprì la scatola. Al suo interno vi erano delle fotografie dei suoi genitori. All’inizio si limitò a guardarle, poi si accorse che sullo sfondo c’era qualcosa che gli sembrava familiare. Vide che erano tutti felici e dietro di loro, il fiocco di neve sotto la montagna della città splendeva e luccicava. Guardò fuori dalla sua finestra e si accorse della differenza: l’antica luminescenza del fiocco era completamente scomparsa, anzi era tutto crepato e scialbo, di un colore cupo. Una parte si stava sciogliendo e macchiava di grigio la neve sottostante.  In quel momento Michael capì tutto, pensando ai sorrisi felici che aveva visto sulle fotografie: sono le persone che alimentano lo spirito natalizio e la felicità nella città, mentre l’egoismo e il narcisismo lo rovinano e lo distruggono. L’unica domanda che gli ronzava nella testa era il perché lui non avesse dimenticato e cancellato lo spirito del Natale. Sentì di avere una responsabilità verso gli altri abitanti del villaggio e la mattina dopo si precipitò dai suoi amici nel cortile della scuola. Cercò di raccontargli tutto, dicendogli che dovevano fare qualcosa prima che fosse troppo tardi. Come al solito lo presero in giro e non gli diedero molto ascolto.

– Ci proverò da solo…- sussurrò Michael andandosene, ma con il cuore pesante. In quel momento Marco, con tono  infastidito disse: – Tanto non sei all’altezza, io verrò con te, ma solo se riesci a starmi dietro, piccoletto!- Poi aggiunse: – Venite anche voi, sospetto che non sarete di grande aiuto, ma non si sa mai…

Gli altri componenti della classe lo guardarono stupiti di questa sua iniziativa e, dopo un primo momento di smarrimento, risposero con un cenno di accettazione, un po’ per la paura di sfidare quel ragazzone alto e robusto, un po’ anche perché l’idea di saltare un giorno di scuola li aveva convinti. All’alba tutti si presentarono al centro della piazza, ricoperti da giubbotti, sciarpe, cappelli e guanti: -Su, forza! Siete già indietro, dobbiamo partire subito! – disse Allison, con il suo solito piglio da ‘capetta’. 

– È già tanto che sono venuta – rispose Jennifer con un tono scocciato, per via della neve mescolata al fango, entrata nei suoi stivaletti griffati.

– Ma come facciamo ad aggiustare il fiocco una volta arrivati fin lassù?- disse Giacomo, con la sua solita ansia. 

Michael rispose: – Non ho un piano preciso… potremmo sciogliere lo zucchero a velo sopra la montagna per aggiustare le crepe.

-Dobbiamo anche scalare una montagna?!- esclamò Teresa, contrariata, mentre pensava che lei saltava pure le ore di educazione fisica per non dover fare sforzi! 

Nonostante le varie perplessità, partirono in marcia: Marco era il capofila, seguito dalla classe. Affrontarono vari ostacoli, come delle piccole bufere di zucchero a velo, varie cadute e anche qualche incontro con animali inverosimili. Si trovarono davanti a un ermellorso (metà ermellino e metà orso) che inizialmente li aveva scambiati per il suo pranzo, ma che riuscirono ad addomesticare tanto che fece persino un pezzo del tragitto con loro. Si scontrarono anche con un aquilufo (metà aquila e metà gufo) e un castorcapra (metà castoro metà capra), ma alla fine riuscirono ad arrivare verso la zona centrale, ad est dell’albero. Dopo un paio di ore raggiunsero la cima della montagna e riempirono il loro zainetto di zucchero a velo sciolto. Essendo il fiocco sospeso in aria, dovettero calarsi giù con dei bastoncini di zucchero. Tutti furono colpiti da un’immensa tristezza quando videro in che condizioni fosse ridotto. Subito, però, Michael cercò di risollevare il morale dei compagni di classe e insieme si misero ad aggiustare le crepe. 

Una volta finito il lavoro, notarono con disappunto che non succedeva nulla. Il fiocco era sempre spento ed opaco. Tutta quella fatica non era servita a niente e qualche lacrima iniziava a scendere sui volti delusi dei ragazzi. Marco, vedendo quanto era bello lavorare tutti insieme, si avvicinò a Michael e, a testa bassa, gli chiese scusa per tutte le volte che lo aveva ostacolato e insultato. C’era pura vergogna e sincerità nei suoi occhi. Il ragazzino, visto che era puro di cuore, lo perdonò e nel bullo si accese una piccola scintilla di luce. Tutti i compagni si unirono in un abbraccio, che lentamente iniziò ad emanare una luce scintillante. Senza che se ne accorgessero, un fascio di luce si sollevò sopra di loro e colpì il fiocco stesso, che piano piano si ricompose.

Il fiume di cioccolato, ormai secco da anni, riprese a scorrere in modo da concedere a tutti una cioccolata calda in compagnia, la prima della loro vita. Scendendo, videro che tutto il paese aveva ripreso colore, ma mancava ancora una cosa: il tradizionale albero in mezzo alla piazza. Infatti, quando arrivarono, notarono che era scomparso. 

– “Guarda laggiù, ci sono delle scatole ed oggetti inutilizzati!”- disse Alessandro.

– “E là ci sono dei cotton fioc e delle tempere” – rispose Andrea.

Tutti insieme e con l’aiuto dei compaesani, utilizzando dei pezzi riciclati trovati per le strade, costruirono un bellissimo albero di Natale. 

Un viandante, che passava per il villaggio proprio in quei giorni, chiese stupito – Che albero strano, con cosa lo avete fatto? 

Michael rispose con queste parole: – “Lo abbiamo fatto con l’amore e il rispetto per le cose del passato, in modo da poter accendere la luce su un futuro migliore!”.

Marco: – “Se tutto questo è nato da una nostra piccola azione, immagina cosa potrebbe accadere se tutte le persone continuassero a dare il loro contributo per costruire una comunità felice e rispettosa di ciò che la circonda…”

Michael: – “Il nostro albero sarà lì a ricordare proprio questo: avere il coraggio di lottare per le proprie convinzioni, può dare la forza di affrontare difficoltà che prima sembravano impossibili da superare”.